08/01/2009 - Ci sono 29 utenti collegati.
Home Monte Amiata Cultura Nelle Vicinanze San Casciano dei Bagni

San Casciano dei Bagni


 

La tradizione, riportata anche dal fiorentino Domenico Maria Manni, a cavallo tra il XVII e XVIII secolo, vuole che sia stato il Lucumone di Chiusi Porsenna a fondare le prime strutture per favorire l'uso delle acque termali. Nascono così quelli che in epoca romana saranno conosciuti come Fonti Clusinii. 

 L’espansione romana, nei secoli successivi, portò alla scomparsa degli etruschi, ed all’inizio della decadenza delle città come Chiusi, questo non interessò San Casciano, che continuò ad essere apprezzato per le sue ricchezze termali anche dai Romani. 

La particolare posizione geografica di San Casciano, che lo colloca lungo la direttrice che dal nord Italia e dall’Europa conduce a Roma, ha nei secoli favorito il suo sviluppo e ne ha facilitato il raggiungimento da parte di coloro che si affidavano alle proprietà curative delle sua acque.    

 

Le invasioni barbariche e le lotte fra longobardi e bizantini ridussero l'importanza di San Casciano, provocando un notevole decremento della popolazione.

 

Il nuovo millennio vide quindi un San Casciano ridotto sia dal punto di vista della popolazione, sia da quello urbanistico, posto sotto il dominio feudale dei Visconti di Campiglia e stretto tra i diritti dell'Abbazia di San Salvatore una delle più potenti della Toscana del tempo, e l'antica Diocesi di Chiusi. È questo il periodo nel quale si hanno le prime notizie scritte su San Casciano: nel 995 quando il marchese Ugo di Toscana dona all'Abbazia di San Salvatore la Curtis (de) Bagno", come poi confermeranno gli imperatori Ottone III ed Enrico II, altre notizie sono datate 1014, 1020, 1067, 1075 e riguardano tutte la pieve di S.Maria, nel 1191 ancora la pieve è menzionata in una Bolla del pontefice Celestino III, nel 1226 Federico II conferma ai Visconti di Campiglia il possesso dei castelli di San Casciano e Fighine.

 Il continuo affluire di gente da tutta Europa per curarsi alle Terme di San Casciano fu ostacolato ma non impedito dalla plurisecolare lotta fra i Comuni di Siena ed Orvieto per il possesso di questi territori, aggravata dai contrasti ideologici fra ghibellini, i primi, e guelfi, i secondi.

 Nonostante la protezione da parte dei senesi San Casciano rimaneva esposto ai pericoli della guerra, in particolar modo per essere una terra di confine.

Nel 1455 i sancascianesi ebbero il loro da fare nel respingere l'assalto dell'esercito del capitano di ventura Niccolò Piccinino, mentre nel 1495 subirono il saccheggio da parte delle truppe di Vitellozzo Vitelli.

Sull'eco dei contrasti tra francesi e spagnoli, la prima metà del XVI secolo fu caratterizzata da continue guerre che in particolar modo devastarono tutta la zona del confine meridionale dello Stato senese, fino a raggiungere il culmine nel 1553-55 con la caduta di Siena nelle mani dell'esercito imperiale-mediceo. A questi terribili anni si sommarono gli altri, dal 1555 al 1559, dell'eroica resistenza degli esuli senesi della Repubblica di Siena Ritirata in Montalcino, al fianco dei quali si schierò anche San Casciano fino al 5 agosto 1559, quando il Pubblico Consiglio deliberò di giurare fedeltà al Duca di Firenze Cosimo. Con la conquista di Siena Cosimo poté fondare il Granducato di Toscana, all'interno del quale San Casciano poteva contare sull'appoggio e la protezione di uno dei suoi più illustri cittadini: Aurelio Manni, che schieratosi subito dalla parte di Cosimo durante la guerra, da questo ricevé numerosi onori e cariche, fra le quali quella di Auditore Fiscale di Firenze, unico cittadino dello stato senese ad averla mai ricoperta.   

La ritrovata tranquillità e pace che garantiva il Granducato al suo interno favorì la ripresa delle Terme di San Casciano, le quali videro nei secoli XVII e XVIII il ritorno all'antico splendore. Moltissima gente da ogni parte d'Italia e d'Europa si affidava alle sorgenti di San Casciano per curare le più disparate malattie. La presenza di importanti rappresentanti della nobiltà italiana ed europea ebbe come conseguenza quella di arricchire San Casciano dal punto di vista architettonico, in questo periodo si abbelliscono le facciate delle case con portali, cornici ed architravi in travertino, finemente scolpiti. Il Granduca Ferdinando I fa realizzare, nel 1607, sul luogo dove affiora la sorgente della Ficoncella, un Portico a testimonianza della fama che queste acque avevano raggiunto. La chiesa parrocchiale che si trova ad ospitare sempre più spesso alti prelati viene elevata al rango di Insigne Collegiata nel 1618, e da questi viene continuamente arricchita di arredi e reliquie.

La presenza granducale si rinnova il 24 ottobre 1769 quando Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena visita San Casciano rimanendo colpito dalla quantità e dal calore delle acque termali, e tornato a Firenze stanziò 21.000 lire per finanziare la realizzazione della strada di collegamento con la Via Romana.

Sempre Pietro Leopoldo nel 1777 riunì le comunità di Celle, Fighine, Camporsevoli e Le Piazze a San Casciano (le ultime due verranno poi poste sotto Cetona).

Sul finire del XVIII secolo San Casciano si avvia ad una progressiva decadenza dovuta alla crisi delle terme che non riuscendo ad adeguarsi ad i nuovi standard del settore.

IL XIX secolo si apre all’insegna dell’intenso periodo napoleonico, a seguito dell'incorporazione della Toscana nell'Impero Francese di Napoleone, quindi il periodo della Restaurazione, con il ritorno sotto il Granducato di Toscana, ed infine, dopo il risultato del plebiscito dell’11 e 12 marzo 1860, San Casciano e tutta la Toscana entrarono a far parte del Regno d’Italia.